Kiwi, le novità da tenere d’occhio

Alla giornata sul kiwi hanno partecipato i principali club varietali (Foto di archivio) – Fonte foto: © dimakp – Adobe Stock

Una storia relativamente giovane nel nostro Paese dove le coltivazioni sono partite alla fine degli Anni Settanta, il kiwi vede da qualche anno in discesa le superfici, sotto la pressione di Psa e morìa. A cosa si sta lavorando dal punto di vista dell’innovazione genetica e qual è il panorama varietale?

Se ne è parlato durante l’ultima edizione di Macfrut, al Rimini Expo Center. Quest’anno infatti, all’interno del nuovo Salone del Vivaismo e dell’Innovazione Varietale, sono state approfondite diverse colture durante cinque workshop coordinati dal professor Stefano Lugli dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Alla giornata sul kiwi hanno partecipato i principali club varietali.

“Abbiamo kiwi verdi nuovi, interessanti perché sono senza pelo, poi ci sono le varietà gialle e le rosse”, ha detto Raffaele Testolin, professore dell’Università degli Studi di Udine, uno dei papà di Dorì AC1536*. Proprio Testolin ha cercato di tracciare in apertura del workshop le principali novità nel panorama varietale del kiwi, sottolineando che gli agricoltori non devono affidarsi solamente alle presentazioni ufficiali delle nuove varietà ma devono, prima di compiere una scelta così importante, “visitare altre aziende, chiedere agli altri agricoltori come si comporta la varietà e com’è il rapporto con il club di riferimento”.

“Dopo il 1994 l’Ue ha permesso di brevettare non solo le varietà ma di avere il controllo anche del prodotto, della frutta, e questo ha dato il via allo sviluppo dei club che controllano, anche commercialmente, il prodotto. Il primo rapporto – ha spiegato Testolin – è fra l’editore e il costitutore, il titolare dei diritti. L’editore gestisce la proprietà intellettuale, la varietà, fa le cause in tribunale per le coltivazioni illegali, controlla la propagazione”.

Se un club è ben gestito, i vantaggi per l’agricoltore sono moltissimi. “Una gestione ben fatta permette di programmare le produzioni – ha continuato Raffaele Testolin – controllando il mercato, l’agricoltore è meglio remunerato e si evita di andare in sovrapproduzione”. Il lavoro di un club non è per nulla semplice, “se ci vogliono circa 100mila euro per sviluppare una nuova varietà, per commercializzare bene ci vogliono fra il milione e i 10 milioni di euro”.

Su cosa stanno lavorando i principali club e quali le maggiori novità per quanto riguarda il panorama varietale?

Per Jingold Italia era presente Moreno Armuzzi, Marketing and Sales manager. “Il kiwi rosso, Oriental Red®, è quello su cui stiamo concentrando grandi investimenti – ha detto – soprattutto per quanto riguarda i miglioramenti tecnico agronomici. È già una realtà importante in termini di volumi, abbiamo 200 ettari piantati”. Oriental Red® è una cultivar ottenuta da incrocio controllato dall’Istituto di Botanica di Wuhan, Cina. “Per quanto riguarda il verde – ha continuato Armuzzi – abbiamo un progetto di valorizzazione di Hayward e stiamo investendo in Boerica*, rappresenta un completamento di gamma con un verde di elevata qualità. C’è poi il fronte A. arguta, abbiamo alcune varietà che presto licenzieremo ma c’è da lavorare sulla scalarità di maturazione”.

New Kiwi Plant, Società costituita da partner greci e italiani, ha lavorato attraverso un programma di breeding dell’Univesità di Udine a due varietà a polpa gialla già licenziate e ora, grazie alla partnership con Rivoira Group si attende la prima commercializzazione. Si tratta di un totale di 1.500 ettari fra Italia, Francia, Spagna e Grecia. A descrivere le due varietà che riescono a coprire assieme otto mesi e che sono studiate per l’emisfero Nord, Ac487-076 e NKP 22, c’era Zisis Manosis della greca Zeus Kiwi. “Abbiamo testato entrambe le varietà – ha detto – sia in Grecia che in Italia. Sono state sottoposte, fra l’altro, ad analisi in fitotrone dall’Università della Tuscia e sono risultate resilienti alla Psa. Sono prive di difetti come cascola o cracking e hanno una buona conservabilità”.

New Plant è un esempio di società costituita per sviluppare programmi di breeding da Op, in questo caso Apo Conerpo, Apofruit e Orogel. I programmi di miglioramento genetico sono portati avanti dall’Università di Bologna e dall’Università di Udine. Dopo anni di ricerca sul kiwi, sono due le varietà pronte, una a polpa gialla, l’Ac401.057, e una a polpa verde, Verde Divo®; quest’ultima è una selezione di A. chinensis. “Una vera innovazione – ha detto Mirco Montefiori di New Plant – la qualità dei frutti è veramente elevata, sia come calibro sia come sostanza secca. Alla raccolta il colore dei frutti è verde brillante e non abbiamo osservato fenomeni di cascola, ha una buona tenuta in pianta. Per le qualità organolettiche del frutto assomiglia a una gialla. Le prime esperienze nei supermercati hanno avuto ottimi riscontri”.

Ma New Plant sta continuando a fare ricerca genetica. “Con la partecipazione anche di Vitroplant stiamo investigando le nuove opportunità offerte dalle Nbt/Tea, in particolare stiamo provando la tecnologia Crispr/Cas9. Puntiamo – ha continuato Montefiori – a introdurre il carattere dell’ermafroditismo in cultivar commerciali d’actinidia. Inoltre la nostra ricerca si sta indirizzando sui portinnesti, per troppo tempo trascurati per quanto riguarda il kiwi”.

A proposito di rosse, va citata Hongshi Rossy® (HFR18*), in esclusiva europea a Vivai F.lli Zanzi e selezionata nel Sichuan, Cina. Secondo quanto riferito durante il convegno, “il potenziale produttivo è di 35/40 tonnellate a ettaro, ha un colore intenso e un elevato grado Brix. Necessita di cinquecento ore di diradamento/ettaro, la pianta è a elevato vigore. Secondo dati Rinova un frutto medio si aggira sui 98 grammi”.

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